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DRONI: Nel 2018 cambia tutto. Arrivano le regole europee

Per i droni ci aspettano novità con il nuovo regolamento europeo destinato a diventare legge per tutti i paesi EASA (Italia compresa) nella seconda metà del 2018

1. Scompare la distinzione tra aeromodelli e droni

Finora, con il regolamento ENAC, gli aeromodelli erano i droni usati per divertimento mentre  SAPR erano i droni usati per qualunque altra cosa che non sia divertimento o sport. Una distinzione artificiosa e illogica, che andrà a morire: iI regolamento EASA annulla questa distinzione, dal 2018 aeromodelli e  droni saranno la stessa cosa, e precisamente UA, Unmanned Aircraft. Sia pure con la possibilità di deroghe per il volo ricreativo, che EASA ritiene possibili grazie al senso di responsabilità dimostrato dagli aeromodellisti nella loro lunga storia, e soprattutto dalla loro riconosciuta capacità di formare in modo autonomo ed efficace i piloti.
Ciò non significa che gli aeromodellisti debbano seguire corsi e prendere attestati, in quanto – e qui sta la vera grande novità dell’euroregolamento – la formazione del pilota dipende da una combinazione tra lo scenario operativo e le caratteristiche del drone (o dell’aeromodello, che come detto sarà un aeromobile a pilotaggio remoto come tutti gli altri).

2. Corsi, titoli e certificazioni dipendono dallo scenario

Mentre finora eravamo di fronte sostanzialmente a tre scenari operativi: volo da diporto e sportivo, operazioni specializzate non critiche e operazioni specializzate critiche, con l’obbligo di aver ottenuto una licenza in una scuola di volo per le ultime due categorie, con l’Europa il quadro si articola sempre in tre categorie, ma questa volta che dipendono dalla distanza tra drone e persone: regole e droni diversi per volare vicino alle persone, lontano dalle persone e sopra le persone. A seconda dello scenario, per poter pilotare il drone può bastare aver semplicemente letto il foglio delle istruzioni del produttore (o nemmeno quello se è autocostruito) oppure può essere necessario aver seguito un corso online con esamino finale oppure aver fatto un corso teorico in un Centro d’Addestramento.

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Nel caso in cui questi parametri non possano essere rispettati, è necessaria una autorizzazione, come succede oggi con le nostre operazioni specializzate critiche.

La cancellazione dello steccato tra aeromodellisti e piloti di SAPR rende molto meno centrale il ruolo della formazione. In moltissimi casi, nello scenario OPEN (droni fino a 25 chili, che sono quelli che interessano a noi) la scuola di volo non è più obbligatoria per lavorare, visto che non esiste più la distinzione tra volo ricreativo e professionale. Per moltissime operazioni (vedilo schema in alto) basta aver superato un questionario online, a volte nemmeno quello: se l’operazione avviene lontano dalle persone a terra basta solo aver letto il foglietto di istruzioni del drone. Solo per volare vicino alle persone con un drone tra 250 e  i 900 grammi serve un patentino teorico (COC). La formazione vera e propria, quella dei centri di addestramento, dunque serve solo per quelle che oggi chiamiamo Operazioni Specializzate Critiche,  quindi quando non si possono rispettare gli scenari dello schema in alto: quindi per esempio riprendere persone a 20 metri di distanza con un drone da due chili. Come nel regolamento ENAC, anche con quello EASA queste operazioni richiedono analisi del rischio e autorizzazione. Ma la grande novità è che l’autorizzazione non la rilascia ENAC e nemmeno EASA, ma è lo stesso pilota, se è titolare di una licenza LUC, che sta per light UAS operator certificate.
Il LUC è dunque opzionale, ma dà veri superpoteri al suo possessore. Il più importante è quello di potersi approvare da sé le operazioni critiche, senza perder tempo e soldi con PEC e tariffe ENAC. Uno sforzo economico, certamente, ma alla lunga si ripaga se si intende usare professionalmente il drone.

 

3. Registrazione obbligatoria di piloti e droni e transponder

Con le nuove regole europee, arriva l’attesa registrazione obbligatoria. Che può riguardare solo il pilota, nel caso usi droni fino a 900 grammi di massa o con un’energia di impatto inferiore a 80 joule, oppure pilota e drone, addirittura con un transponder obbligatorio se si vola in zone che lo richiedono. In questo caso, il transponder deve inviare a terra i dati di registrazione del drone, del suo pilota, la classe a cui appartiene il drone, la quota e le coordinate di volo oltre allo status del geofencing. Sono esentati solo i piccoli droni fino a 250 grammi di massa, purché non abbiano a bordo camere oltre i 5 megapixel per ragioni legate alla protezione della privacy.

4. Arriva il marchio CE. Anzi, ne arrivano ben cinque!

Altra grossa novità dell’euroregolamento è la marchiatura CE per i droni. Che sono suddivisi in cinque classi, da C0 a C4.
C0 è la classe più piccola, fino a 250 grammi di peso, che deve rispettare la normativa europea sui giocattoli o comunque non superare i 24 volt (un pacco da 6 lipo in serie), avere eliche protette e non volare oltre i 50 metri.
C1 è la classe dei droni fino a 900 grammi di peso (per capirci il DJI Mavic ci può star dentro, pesando 750 grammi, mentre il Phantom 4 è tagliato fuori). Il volo deve essere limitato all’altezza di 120 metri (oggi in Italia il limite è 150 per i SAPR e 70 per gli aeromodelli) e la velocità massima non può superare i 18 metri al secondo: un bell’andare, siamo a 65 km/h, ma questo taglia fuori i droni racer. Dovrà avere il transponder integrato nel caso in cui abbia una camera superiore a 5 megapixel o un link di ritorno video. Non deve fare troppo baccano, il massimo è 80 decibel, che è un discreto fracasso, per capirci quello che fa un camion pesante a 1 metro dalle nostre orecchie. Un colpo di pistola sempre a un metro son 140 decibel, tanto per avere un idea. Il voltaggio massimo è 24 volt (un pacco da sei lipo in serie).
C2 è la classe dei droni fino a 4 kg. La tensione massima è sempre 24 volt. Anche per loro la quota deve essere limitata a 120 metri e contrariamente ai C1 devono avere un sistema di geofencing per impedire il volo nelle aree proibite e il terminatore di volo.
C3 sono i droni fino a 25 kg; le caratteristiche sono le stesse del C2, salvo il voltaggio che sale a 48 volt (12 lipo in serie)
C4 infine sono i droni che di fatto non rispettano i precedenti requisiti. Devono comunque pesare meno di 25 kg e per loro in sostanza è richiesto solo che possano volare in modo sicuro e affidabile. Tutti i droni, per tutte le categorie, devono avere istruzioni operative chiare e un un foglio con le regole di sicurezza, privacy, protezione dei dati personali e assicurative. Inoltre è necessario che i droni a marchio CE informino il pilota sullo stato della batteria di bordo.

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APR

APR, un mercato in crescita in Italia.

 L’Italia dei ‘droni’ (apr, tecnicamente) non conosce crisi secondo Doxa: il fatturato del 2015 ha toccato quota
350 milioni di euro e sono 500 le aziende attive

apr

Chi ancora pensa che l’uso dei droni, o meglio APR, sia confinato al mondo degli hobby deve iniziare a ricredersi. Attorno ai velivoli senza pilota si sta sviluppando un ecosistema destinato a crescere, a generare impiego e addirittura a rivitalizzare comparti dell’economia annichiliti dalla crisi. Il mercato italiano degli APR infatti ha già sviluppato una cifra d’affari di 350 milioni di euro, con previsioni di crescita per il 2016 tra il 20 e il 30%. Numeri non iperbolici, ma che comunque vanno rapportati a una situazione congiunturale avversa.
Sono 500 circa le aziende attive in questo settore in Italia (con maggiore concentrazione al Centro Nord), ognuna delle quali realizza fatturati medi da 700mila euro e dà lavoro in media a 7 persone. Il comparto degli APR in senso più ampio, quello che comprende i profili professionali che ne fanno uso, dà lavoro direttamente o indirettamente a diverse decine di migliaia di persone, un numero ancora in via di definizione da parte delle diverse categorie professionali i cui membri fanno ricorso ai droni per fornire servizi.

Il comparto degli APR è connesso a una serie di attività che vanno dalla progettazione alla costruzione delle singoli componenti, e sono molte le aziende che ne svolgono più di una contemporaneamente.

Anche in questo caso il cielo all’orizzonte è terso, e i motivi sono riconducibili al potenziale dei droni stessi grazie ai quali, ad esempio, un rilievo su un’area di 90 ettari può essere svolto in meno di mezza giornata, compresa l’elaborazione dei dati raccolti, contro i 20 giorni necessari per una rilevazione fatta con mezzi classici in una zona impervia.Doxa Marketing Advice ha realizzato uno studio sull’industria italiana dei droni civili, basato sulle risposte fornite all’istituto da 53 aziende italiane del settore, ovvero circa un decimo del totale. L’Italia dei droni ha base soprattutto al Nord, dove sono presenti il 60% delle aziende del comparto (34% al Nord Ovest, il 26% ad Est); una su quattro risiede al Centro mentre il 13% delle aziende è ubicato al Sud. Il restante 2% delle aziende, pur sventolando il tricolore, si è accasato all’estero.Negli ultimi 5 anni si è registrato un boom dell’industria del drone: in questo periodo ha infatti aperto i battenti l’85% delle aziende del settore, dando una spinta significativa a tutto il comparto. Un produttore di droni ne costruisce in media 100 ogni anno, con prezzi che variano dai 3mila ai 25mila euro. Gli ambiti in cui trovano applicazione sono svariati e, anche in questo caso, ogni azienda ne fa un uso multiplo, offrendo aeromobili per tutte le esigenze.
AREE DI IMPIEGO %
Agricoltura         64
Analisi ambientali         38
Controllo impianti         23
Edilizia         23
Fotografia         40
Ricerca e salvataggio         25
Rilevazioni archeologiche         23
Rilievi fotogrammetrici         62
Rilievi topografici         38
Spegnimento incendi           2
Vigilianza e sicurezza         32
L’Italia si situa in un contesto, quello europeo, che offre un potenziale di crescita del 36% e si dimostra quindi ancora più fiorente di quello americano (30%). Gli Usa infatti si stanno progressivamente irrigidendo sulle attività dei droni, motivo per il quale gli scenari laggiù sono meno promettenti di quanto possa offrire ora il vecchio continente.Quello dei velivoli senza pilota è inoltre un mercato in grado di risollevare economie sofferenti, capace di creare profili professionali con capacità specifiche e arricchire quelli di geologi, archeologi e geometri; proprio quest’ultima categoria in effetti è particolarmente attiva nell’ambito, avendo già individuato da tempo negli APR (aeromobili a pilotaggio remoto) un mezzo per risollevare lo stagnante settore dell’edilizia. Anche la topografia cambia nome e volto, sempre grazie al supporto offerto dai droni: gli addetti iniziano a chiamarla geomatica, e sia cartografi che geometri cominciano a effettuare rilievi a costi abbordabili e caratterizzati da sempre maggiore precisione e abbondanza di dati. mercatoIl mercato è in pieno fermento grazie anche alle esigenze future che i suoi attori sanno intercettare attraverso accorgimenti tecnologici e strutturali, come lo sviluppo di sensori e software per l’analisi di dati sempre più specifici, o la riduzione delle dimensioni delle componenti. La voce “recupero” è relativa al ritorno dell’APR al punto di partenza. Il recupero in senso pratico, cioè il riprendere un drone che ha avuto problemi durante il volo, è affidato a mezzi tradizionali (elicotteri o aerei di piccole dimensioni), all’uomo e in alcuni casi ad altri APR.
Le difficoltà non mancano, e sono sia di ordine legislativo che pratico e tecnologico. Tra le prime compaiono i regolamenti vigenti,
che gli operatori del settore vorrebbero più chiari e meno vincolanti. Dal punto di vista della tecnologia attuale, invece, il limite
principale è da individuare soprattutto nella durata delle batterie.
Per comprendere meglio lo stato di salute dell’Italia degli APR, Wired.it ha intervistato Gabriele Santiccioli, nella doppia veste di geometra e di Presidente di FlyTop, startup nostrana che conta 9 sedi fuori dall’Europa e che nel quartiere generale di Roma occupa 21 ingegneri di diversa formazione universitaria. “I numeri forniti da Doxa vanno precisati: il comparto italiano non
fattura 350 milioni ma decisamente meno, anche se è vero che è in forte crescita. Firmerei per un quindicesimo della cifra riportata da Doxa. Anche le aziende attive sono meno, in questo caso il rapporto valuta anche le partite IVA, liberi professionisti che costruiscono uno o due droni da vendere ad un mercato ristretto
”.Numeri a parte, il mercato italiano è molto frizzante e lo stivale è all’avanguardia nel mondo. “In campo aeronautico l’Italia si è sempre distinta – continua Santiccioli – e
il mondo dei droni non fa eccezione. FlyTop collabora con Polizia di Stato, Carabinieri e altri corpi delle forze armate, oltre a fornire droni, assistenza e istruzione a grandi aziende anche municipalizzate. La cultura del drone è molto radicata e gli innumerevoli vantaggi che apporta sono evidenti
”. Un’altra buona notizia: nel caso di FlyTop, lo Stato ha ricoperto un ruolo determinante, dando fiducia a una startup nata 3 anni fa e contribuendo a renderla una realtà aziendale con un futuro. In questa formula accade per lo più che clienti istituzionali acquistino i APR mentre le aziende che li producono forniscano appoggio, istruzione e assistenza all’uso
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Drone: quale scegliere

 

Drone professionale o giocattolo: quale comprare? Guida all’acquisto

Drone professionale o giocattolo: quale comprare? Guida all'acquisto

Drone, quale scegliere?  Prezzi, caratteristiche e informazioni

Drone, ecco una guida per acquistare il modello migliore in base alle proprie necessità.State cercando un drone con telecamera? Siete spaventati dai prezzi di alcuni droni e non avete idea su quel conviene comprare? Ecco le risposte ai vostri dubbi.Negli ultimi anni il mercato dei droni è in forte ascesa, visto il loro utilizzo per scopi amatoriali e professionali.

Al momento ci sono molti tipi di droni differenti e per questo non è semplice scegliere quale comprare.

Non è facile però scegliere il tipo di drone da comprare, soprattutto per chi è inesperto sul tema e non conosce le sue caratteristiche tecniche. Per questo, abbiamo scelto di scrivere una guida all’acquisto del drone, in modo che potrete avere tutti gli elementi necessari per effettuare la scelta migliore.

Drone: guida all’acquisto

Partiamo col dire che molto dipende dalle motivazioni per cui decidete di comprarlo. Infatti, se vi serve per scopi professionali come quello di effettuare riprese con una telecamera HD allora dovrete scegliere un modello più avanzato e dal prezzo più elevato. Se invece siete alle prime armi e volete esercitarvi vi consigliamo di acquistare un modello base con cui fare esperienza e migliorare la vostra tecnica di volo.

Sul mercato ci sono molti droni giocattolo. Per questi vi consigliamo però di non spendere più di 150€, poiché spesso sono dotati solamente di funzionalità base ed è difficile guidarli in caso di forte vento. Inoltre, le telecamere di cui sono dotati non hanno una risoluzione elevata e non essendo stabilizzate (almeno nella maggior parte dei casi) non garantiscono delle riprese video di qualità.

Il prezzo di partenza di un drone professionale invece è di ameno 400-500€. Questi sono dotati di alcune funzionalità molto importanti, come ad esempio il controllo a distanza e il ritorno a casa, utilissimi in caso di perdita del segnale.

Numero rotori

Dovete sapere però che i droni si dividono in diverse categorie e sono classificati secondo il numero di motori in dotazione. È molto importante il numero di motori, poiché nel caso in cui uno di questi va in avaria è difficile mantenere un buon bilanciamento. Nel dettaglio, abbiamo i quadricotteri (4 rotori), gli esacotteri (6) e gli ottocotteri (8). Inoltre ci sono i droni coassiali, dotati di due motori posizionati rispettivamente in basso e in alto del drone.

Durata della batteria

Un altro aspetto da considerare è la durata della batteria, poiché è importante considerare che nel caso in cui lo utilizzerete per scopi professionali vi servirà un’autonomia elevata. Come durata, vi consigliamo di acquistare un drone con almeno 30 minuti di autonomia se dovete utilizzarlo per lavoro, 10 minuti invece se vi serve solamente per fare pratica.

FPV, OSD, GPS e giunti cardanici

Se state cercando un Apr professionale, questo dovrà essere dotato di OSD, giunti cardanici (gimbals) e FPV.

Quest’ultima consiste nella possibilità di poter pilotare il drone in prima persona, con cui si possono raggiungere dei raggi di distanza fino ai 5 Km. Attenzione però perché in questi casi dovrete prendere una patente, come esplicitato nel regolamento 2016 per la guida e l’utilizzo dei droni. Infatti, l’inesperienza potrebbe causare dei pericolosi incidenti e oltre a danneggiare il vostro costoso drone potreste causare dei danni fisici alle persone.

Avere un drone dotato di GPS è molto importante, poiché grazie a questa tecnologia è possibile impostare il pilota automatico, impostando un percorso di navigazione a punti (waypoint). In questo caso non vi servirà essere degli esperti di guida, poiché sarà sufficiente definire un tragitto specifico in base alla proprie esigenze.

I giunti cardanici, invece, sono gli stabilizzatori per la fotocamera essenziali per chi ha bisogno di effettuare delle riprese di qualità. Questi sono in grado di regolare la telecamera lungo tre assi e di conseguenza potrete manovrarla in tutte le direzioni (su/giù, avanti/indietro e avanti/indietro).

Ci sono due diversi tipi di gimbals, quelli venduti separatamente dal drone, o quelli integrati direttamente nel quadricottero.

Gli OSD invece sono quei dispositivi adatti per telemetria, in quanto permettono ma misurazione e la visualizzazione dei vari parametri di volo. Nel dettaglio, grazie al sistema OSD (On-Screen-Display) mentre state vedendo l’anteprima delle riprese del drone visualizzerete anche alcuni dati telemetrici come ad esempio:

  • altitudine;
  • bussola;
  • temperatura;
  • consumo di corrente;
  • bussola.

In questo modo avrete un controllo più dettagliato della situazione, ed eviterete di incorrere in spiacevoli inconvenienti.

Esempio telemetria drone

Drone: quale acquistare?

Come abbiamo già ribadito, l’acquisto va fatto in base a quelle che sono le vostre reali capacità di guida e secondo i vostri scopi.

Infatti, sul mercato ci sono droni specializzati per le riprese video, mentre altri sono adatti per chi intende esercitarsi. Inoltre dovrete focalizzare la vostra scelta anche per i luoghi in cui vorrete far volare il drone. Questo perché più un drone è grande e più sarà difficile utilizzarlo nei luoghi chiusi. Tuttavia, le dimensioni del drone ne migliorano la stabilità nei luoghi esterni e soprattutto in condizioni di forte vento sarà più stabile rispetto a un drone più piccolo.

Se invece siete degli esperti, ma siete spaventati dal prezzo di un drone professionale non dovete avere paura. Questo diventerà parte integrante del vostro business e vedrete che con il passare del tempo riuscirete ad ammortizzare con facilità il prezzo di acquisto.