detrazioni fiscali

DETRAZIONI FISCALI PER IMPIANTI FOTOVOLTAICI

 

Gli impianti fotovoltaici realizzati sul tetto di casa, al pari di qualsiasi altra ristrutturazione edilizia, beneficiano di un’interessante agevolazione: le detrazioni fiscali del 50%. La detrazione spetta non solo per moduli e inverter, ma anche per l’eventuale sistema di accumulo installato insieme all’impianto.

Cioè: lo Stato, anzichè darti gli incentivi su tutta l’energia prodotta (come era con le vecchie tariffe incentivanti), ti dà la possibilità, “a conti fatti”, di dimezzare i costi dell’installazione “restituendo” a chi mette il fotovoltaico la metà delle spese sostenute. Attenzione però: la restituzione non avviene con bonifico o con liquidazione monetaria. La restituzione avviene sotto forma, e per mezzo, di sgravi fiscali ripartiti sui 10 anni successivi all’anno di installazione dell’impianto.

Il meccanismo della sgravio fiscale, o meglio: della “detrazione fiscale”, sembra complesso da capire per i non addetti ai lavori, ma in realtà è tutt’altro che difficile capirlo a fondo per poterlo sfruttare a proprio beneficio.

In questo articolo vediamo come funziona la detrazione fiscale per il fotovoltaico installato in ambito domestico-residenziale. Si: in “ambito domestico-residenziale” perchè questo tipo di agevolazione riguarda soltanto le persone fisiche (o condomini o soci di cooperative) contributori Irpef. Niente sgravi di questo tipo, quindi, per il fotovoltaico messo da aziende, società o attività commerciali. Per le aziende c’è la possibilità, dal 2016, di sfruttare il super ammortamento del 140% nel caso in cui l’impianto sia qualificato come bene “mobile”. Una nota dell’agenzia delle entrate aveva chiarito la questione: praticamente gran parte delle aziende possono beneficare del superammortamento del 140% sull’installazione del proprio impianto fotovoltaico. Il super ammortamento riguarda gli impianti fotovoltaici qualificati come beni “mobili” (che hanno coefficiente di ammortamento ordinario del 9%) mentre quelli assimilati agli immobili ne saranno esclusi (avendo coefficiente di ammortamento del 4%, inferiore alla soglia del 6,5%). Per approfondire sul super ammortamento: circolare Agenzia Entrate n. 4/E 30/03/2017.

Chi installa un impianto fotovoltaico, dunque, può usufruire delle detrazioni fiscali IRPEF per recuperare il 50% delle spese sostenute per la realizzazione dell’impianto. Lo sgravio fiscale pari al 50% delle spese rimane in vigore, a seguito di una ulteriore proroga, fino al 31 dicembre 2018.

Dopo questa scadenza la detrazione non scomparirà, ma potrebbe tornare ad essere del 36% come era prima quella riservata alle ristrutturazioni ed ai recuperi edilizi in ambito domestico.

La detrazione fiscale del 50% non è da confondere con quella del 65%

Queste detrazioni del 50%, che sono volte a sostenere le ristrutturazioni ed il fotovoltaico domestico, non sono da confondersi con le detrazioni fiscali del 65% (ex 55%) per il risparmio energetico. Queste del 65% valgono per gli impianti solari termici (no fotovoltaici) per la produzione di acqua calda e per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici (isolamenti, coibentazioni, serramenti, infissi, caldaie, pompe di calore, pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, ecc…).

In questo caso chi effettua i lavori per il risparmio energetico, dopo aver comprovato i lavori con una certificazione energetica, ha la possibilità di recuperare in 10 anni ben il 65% dei costi sostenuti, fino ad un massimo di 100 mila euro.

Dal 2016 anche gli interventi di Domotica beneficiano degli sgravi fiscali al 65 percento.

 

Come funzionano le detrazioni fiscali per impianti fotovoltaici

Vediamo come funziona nei dettagli il meccanismo di questo interessante sgravio fiscale.
Le detrazioni fiscali IRPEF previste per gli impianti fotovoltaici rientrano nel regime di detrazioni più generale previsto per tutti i “lavori di ristrutturazione e recupero edilizio”. Il fotovoltaico rientra tra le tipologie di interventi riconosciuti validi ai fini delle detrazioni fiscali 50 per cento IRPEF.

Per intenderci: le detrazioni per le ristrutturazioni edilizie, non ci sono da quest’anno. Ci sono da molto più tempo: si tratta delle detrazioni che fino a qualche anno fa molti conoscevano come “detrazioni del 36% per il recupero edilizio”. Dal 2013 la quote detraibile è passata dal 36% al 50% ed ogni anno è stata oggetto di proroga, fino all’anno in corso.

Quali sono le certezze in tema di sgravi fiscali e fotovoltaico?

detrazioni fiscali fotovoltaico

Sono quattro:

1) le detrazioni al 50% possono riguardare anche le realizzazioni degli impianti fotovoltaici domestici fino a 20 kW di potenza;

2) lo sgravio vale anche per chi installa i sistemi di accumulo su case già esistenti (si tratta, infatti, di interventi di efficientamento o ristrutturazione);

3) lo sgravio vale anche per gli impianti fotovoltaici nei condomini. In questo caso costi e benefici vengono ripartiti in millesimi, in base alla quote di proprietà dei condòmini. Questo nel caso in cui si tratta di impianti al servizio di utenze comuni;

4) per gli immobili a prevalente uso abitativo al beneficio delle detrazioni fiscali Irpef si aggiunge il beneficio dell’IVA agevolata al 10% anzichè al 22%.

Quindi, tutti coloro che hanno intenzione di realizzare un impianto fotovoltaico entro il 31 dicembre 2018, oltre a pagare l’IVA al 10% (come di consueto), possono detrarre dalle imposte IRPEF il 50% dei costi di realizzazione per i prossimi 10 anni, fino ad un massimo di 96.000 euro di spesa, inclusi altri eventuali lavori di ristrutturazione. La soglia dei 96mila euro è dunque il massimale detraibile.

Se si considera il solo fotovoltaico con o senza un sistema di accumulo a batterie, il massimale è più che sufficiente ad inglobare i costi di realizzazione di un impianto. Considerando il fatto che, in ogni caso, le detrazione è fruibile per tutti gli impianti fotovoltaici che non superano i 20 kw di potenza. Tutti gli impianti sopra ai 20 kw, infatti, vengono in genere considerati al pari di “attività commerciali”. Per questo i medi e grandi impianti non possono accedere a questo tipo di sgravio Irpef, riservato, come detto, ai soli impianti realizzati al servizio di casa o di piccole attività individuali (installati su edifici ad “uso promiscuo”).

In ogni caso la detrazione non viene fruita “tutta e subito”, ma viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Come funziona il meccanismo delle detrazioni fiscali: 2 esempi

Esempio1: impianto famigliare
Per il classico impianto fotovoltaico domestico da 4 Kw che oggi arriva a costare 6.000 euro “chiavi in mano” + IVA al 10% (prezzi trovati in rete), si può recuperare annualmente dalle dichiarazioni dei redditi dei prossimi 10 anni, 330 euro. Cioè: la restituzione di 3.300 euro (il 50% di 6mila euro+iva) in 10 anni. La “restituzione” di questo importo avviene tramite detrazione fiscale Irpef: una sorta di sconto sulle tasse degli anni successivi.

La detrazione si applica in riferimento all’intera fattura, comprensiva di Iva.

Esempio2: impianto condominiale
Ipotizziamo di realizzare un impianto fotovoltaico condominiale con una spesa totale di 30.000 euro inclusa IVA al 10% (l’impianto sarà di circa 15-20 Kw di potenza, circa 150-200 metri quadrati di superficie e produzione pari a circa 20-25mila kwh/anno).
Il condominio può recuperare col meccanismo delle detrazioni fiscali Irpef 15mila euro in 10 anni. Quindi potrà beneficiare complessivamente di 1.500 euro/anno di detrazioni fiscali. Queste 1.500 euro l’anno saranno poi suddivise tra i condòmini in ulteriori quote millesimali, con gli stessi criteri delle normali spese condominiali.

Ovviamente il requisito fondamentale per beneficiare del vantaggio fiscale è avere un reddito sufficiente “a coprire” tali detrazioni: se un anno devo pagare 1.200 euro di Irpef, ed ho diritto a detrarre 1.500 euro, la differenza di 300 euro non può essere messa a credito. Su queste 300 euro residuali perdo quindi il beneficio della detrazione. Per usare un termine più “tecnico”: chi usufruisce delle detrazioni fiscali deve avere sufficiente “capienza di reddito”.
Per usare parole più semplici: per beneficiare delle detrazioni fiscali per un piccolo impianto fotovoltaico devo avere un minimo di reddito imponibile Irpef.

Chi può accedere alle detrazioni IRPEF del 50%

Possono accedere alla detrazione non solo i proprietari degli immobili sui quali vengono realizzati gli impianti, ma anche gli inquilini o i comodatari. La regola generale è: “chi paga, detrae”. Nello specifico:

il proprietario o il nudo proprietario
il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie)
l’inquilino o il comodatario
i soci di cooperative divise e indivise
i soci delle società semplici
gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.

Le aziende possono sfruttare le detrazioni fiscali per mettere il fotovoltaico sul tetto?

No. Aziende, società, attività commerciali non beneficiano di questo tipo di sgravio fiscale per ristrutturazioni e fotovoltaico, ma hanno accesso al super ammortamento al 140%. Alle aziende, oggi, conviene mettere il fotovoltaico sfruttando ‘in proprio’ gran parte della produzione di energia per il proprio fabbisogno. Cioè: alle aziende conviene mettere il fotovoltaico nella misura in cui riescono a tagliare in maniera decisiva le bollette elettriche.

Le aziende possono portare il fotovoltaico, se qualificato come bene “mobile”, in ammortamento come bene strumentale all’attività. La gran parte degli impianti aziendali sono qualificati come “beni mobili” e assimilati a beni strumentali all’attività. Dal 2016 le aziende hanno la possibilità di sfruttare il super-ammortamento al 140% inserendo il fotovoltaico tra le spese aziendali deducibili (attenzione: “deduzione” è diverso da “detrazione”).

L’impianto, però, deve essere qualificato come bene “mobile” e non bene immobile. Per sapere quando un impianto sia considerato “bene mobile” o “bene immobile” si fa riferimento alla circolare 36/E (del 19 dicembre 2013) dell’Agenzia Entrate. Semplificando molto possiamo dire che solo gli impianti molto grandi, sopra le diverse centinaia di kWp di potenza, sono considerati beni immobili. Tutti gli altri sono “beni mobili” e beneficiano, quindi, del super-ammortamento.

Cosa fare per richiedere la detrazione fiscale

Per fortuna, negli ultimi anni le procedure burocratiche per richiedere le detrazioni sono state notevolmente semplificate e ridotte.

Per richiedere l’agevolazione fiscale bisogna:

Inviare all’Asl, solo per i casi previsti dalla normativa, l’apposita comunicazione di effettuazione lavori. Per sapere come comportarsi a riguardo rivolgersi all’ufficio tecnico del comune di realizzazione dell’impianto fotovoltaico. Nella gran parte dei casi questa comunicazione non è necessaria.
Pagare i lavori tramite bonifico bancario o postale in cui devono figurare:
– la causale specifica del pagamento, che fa riferimento al decreto legge relativo alle detrazioni fiscali (vedi sotto),
– i dati fiscali del pagante e del ricevente (cioè: l’impresa che effettua i lavori). Nello specifico devono essere indicati: il codice fiscale di chi paga l’impianto fotovoltaico e la partita IVA dell’impresa che effettua i lavori.
Indicare nella dichiarazione dei redditi, oltre a tutti i dati solitamente richiesti, i dati catastali dell’immobile su cui viene realizzato l’impianto fotovoltaico e altra documentazione specifica indicata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

In ogni caso maggiori ragguagli sulle modalità di pagamento con bonifico sono reperibili presso gli istituti bancari, molti dei quali hanno moduli già predisposti.

La causale da indicare nel bonifico

Per fruire della detrazione, come detto, i pagamenti tramite bonifico bancario o postale devono contenere una specifica causale. Questa causale deve contenere il riferimento all’articolo 16-bis del Dpr 917/1986. Ecco un esempio di causale:

Bonifico relativo a lavori edilizi che danno diritto alla detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Dpr 917/1986.
Pagamento fattura n._____ del _________ a favore di _________________
partita Iva n. __________________
Beneficiario della detrazione _______________ codice fiscale _______________________

Per successivi eventuali controlli da parte dell’agenzia delle entrate, inoltre, bisogna conservare:

l’eventuale comunicazione fatta all’Asl,
la domanda di accatastamento (se la casa non è ancora censita al catasto),
ricevute di pagamento dell’IMU, se dovuta,
se si tratta di condominio: delibera di approvazione lavori dell’assemblea di condominio e relativa tabella millesimale di ripartizione delle spese,
dichiarazione del proprietario per il consenso ai lavori,
le autorizzazioni comunali richieste in fase di inizio lavori,

La ritenuta 8% sui bonifici

Quando viene fatto il bonifico bancario o postale l’istituto di credito trattiene l’8%. Questa quota è una “ritenuta a titolo di acconto” dell’imposta sul reddito dell’impresa che installa l’impianto. In altre parole: l’azienda installatrice riceve l’8% in meno della quota pattuita. Questo 8% è di fatto un acconto sulle imposte che dovrà pagare in sede di dichiarazione dei redditi.

Se la casa e l’impianto fotovoltaico vengono venduti prima del tempo, che fine fa la detrazione?

Se la casa sulla quale è installato l’impianto fotovoltaico viene venduta prima che sia trascorso l’intero periodo per fruire della detrazione fiscale, questa viene di norma trasferita al nuovo proprietario, se si tratta di persona fisica. Questo avviene, come indicato dall’agenzia, “salvo diverso accordo tra le parti”.

In altre parole, chi vende casa ha la possibilità di scegliere se continuare ad usufruire degli anni di detrazioni residue o se trasferire tale diritto al nuovo proprietario (che deve essere, ricordiamolo, una persona fisica, non un’azienda o un’ente commerciale).

Se in sede di compravendita non viene specificato nulla in merito, il beneficio della detrazione viene automaticamente trasferito all’acquirente.

Lo stesso principio viene applicato in caso di decesso del proprietario. In questo caso la detrazione per gli anni rimanenti viene fruita da uno o più eredi.

Un ultimo caso che può essere frequente è quello in cui un inquilino, che paga l’affitto, paghi l’installazione dell’impianto e beneficia dello sgravio fiscale.
In questo caso, se dovesse trasferirsi “prima del tempo”, cioè prima dei dieci anni spettanti di detrazione fiscale, continuerà in ogni caso a beneficiare dello sgravio fino al termine dei 10 anni, anche in caso di cambio di residenza

Pro.Gest di Luca Lullo
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BONUS FISCALI 2018. CONTINUA L’AGEVOLAZIONE SUGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI E ALTRI LAVORI SULLA PROPRIA ABITAZIONE.

Bonus fiscali 2018. Ecco tutte le novità introdotte con la proroga della detrazione fiscale per chi effettua lavori in casa, quali sono le spese ammesse e l’importo dello sconto Irpef. Tra tutte rimane ancora il fotovoltaico.

bonus fiscali

 Bonus fiscali 2018: la proroga delle detrazioni fiscali per chi effettua lavori in casa è ufficiale.

Anche per i lavori in casa effettuati a partire dal 1° gennaio 2018 sarà possibile beneficiare della detrazione Irpef, per un importo pari al 50 per cento delle spese sostenute.

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto importanti novità sui bonus casa per i contribuenti.

In questo articolo ci occuperemo nel dettaglio del bonus ristrutturazioni 2018, analizzando quali sono le agevolazioni previste e prorogate fino al prossimo 31 dicembre per chi effettua lavori in casa.

Le novità previste a partire dal 1° gennaio 2018 sono molte: si va dalla conferma della proroga del bonus ristrutturazioni e mobili, alle nuove aliquote di detrazione per l’Ecobonus per lavori iniziati a partire dal 1° gennaio 2018.

Nel testo della Legge di Bilancio 2018 trova inoltre conferma l’introduzione del bonus verde, ovvero la detrazione del 36% e fino a 5.000 euro di spesa per la cura di giardini e terrazzi privati.

La proroga della detrazione del 50% fino a 96.000 euro di spesa per lavori di ristrutturazione effettuati nel 2018 era particolarmente attesa. Ecco come sarà il bonus ristrutturazioni nel 2018 e quali saranno importo, limite e misura della detrazione fiscale per chi vuole ristrutturare la propria casa.

Bonus fiscali casa 2018, proroga detrazione fiscale ristrutturazioni

La proroga del bonus ristrutturazioni è una delle misure contenute nel testo ufficiale di Legge di Bilancio 2018, in vigore dal 1° gennaio 2018.

Anche per i lavori avviati a partire dal 1° gennaio 2018 e fino al prossimo 31 dicembre sarà possibile beneficiare della detrazione fiscale del 50% delle spese sostenute ed entro il limite di 96.000 euro di spesa.

A partire dal 1° gennaio 2019 il bonus per lavori di ristrutturazione edilizia tornerà alla misura originaria prevista dall’art. 16-bis del TUIR: la norma originaria prevede una detrazione Irpef pari al 36% delle spese sostenute, fino al limite di 48.000 euro per ciascuna unità immobiliare.

Con il decreto legge n. 83/2012 è stato, per la prima volta, portato al 50% il bonus ristrutturazioni e a 96.000 euro il tetto di spesa agevolata, seguito da numerose proroghe, ad ultimo quella prevista dalla Legge di Bilancio 2018.

Vediamo di seguito quali sono i lavori per cui spetta il bonus ristrutturazioni nel 2018 e quali gli altri bonus per lavori in casa prorogati con la Legge di Bilancio.

Bonus fiscali ristrutturazioni 2018: per quali lavori spetta

In base a quanto già previsto nella guida dell’Agenzia delle Entrate, il bonus ristrutturazioni 2018 spetta per:

  • lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati su parti comuni di edifici residenziali, cioè su condomini (interventi indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001);
  • interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia effettuati su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e pertinenze (interventi elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001).

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Alcuni esempi di lavori di manutenzione ordinaria per cui è riconosciuto il bonus ristrutturazioni sono i seguenti:

  • installazione di ascensori e scale di sicurezza
  • realizzazione e miglioramento dei servizi igienici
  • sostituzione di infissi esterni e serramenti o persiane con serrande e con modifica di materiale o tipologia di infisso
  • rifacimento di scale e rampe
  • interventi finalizzati al risparmio energetico
  • recinzione dell’area privata
  • costruzione di scale interne.

Per ulteriori dettagli i lettori possono consultare la guida dell’Agenzia delle Entrate. Si attendono a tal proposito ulteriori aggiornamenti dopo l’ufficialità della proroga al 2018.

Bonus fiscali casa 2018: detrazione fiscale ristrutturazioni e non solo. Ecco tutte le novità

Quali sono le ulteriori agevolazioni fiscali per la casa attualmente confermate e oggetto di proroga nella Legge di Bilancio 2018?

Anche per quanto riguarda l’Ecobonus al 65%, sono previste delle novità importanti. Nella Legge di Bilancio 2018 è prevista l’applicazione dell’aliquota al 50% per la sostituzione di finestre e infissi e per l’installazione di caldaie.

Nelle ultime modifiche alla Legge di Bilancio viene inoltre confermato che anche per il 2018 sarà possibile beneficiare del bonus mobili, attualmente previsto fino al 31 dicembre 2017. La detrazione sarà pari al 50% della spesa sostenuta ed entro il limite di 10.000 euro.

Bonus fiscali mobili, proroga nella Legge di Bilancio 2018

Tra le novità sugli sconti fiscali per chi effettua lavori in casa vi è la proroga del bonus mobili fino al 31 dicembre 2018. L’agevolazione, in forse fino alla pubblicazione del testo definitivo della Legge di Bilancio 2018, trova ora conferma.

Ne potranno beneficiare i contribuenti che effettuano lavori di ristrutturazione e che acquistano mobili o grandi elettrodomestici di classe pari almeno alla A+.

La detrazione prevista è pari al 50% delle spese sostenute entro il limite di 10.000 euro. Dovrà essere richiesta in dichiarazione dei redditi e verrà ripartita in dieci rate di pari importo.

Attualmente, invece, non ci sono novità sul bonus mobili per le giovani coppie, scaduta e non in vigore nel 2018.

Come cambia l’Ecobonus a partire dal 1° gennaio 2018

Oltre al bonus ristrutturazioni, una delle conferme già preannunciate nel primo testo di Legge di Bilancio 2018 è la proroga dell’Ecobonus anche per i lavori volti a conseguire un risparmio energetico effettuati a partire dal prossimo 1° gennaio.

Tuttavia, le novità sono molte, perché la detrazione Irpef prevista dall’Ecobonus non sarà più pari al 65% per tutti i lavori effettuati ma passerà al 50% per:

  • sostituzione e posa in opera di infissi;
  • sostituzione e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con l’installazione di caldaie a condensazione e a biomassa;
  • installazione schermature solari.

Sempre in tema di agevolazioni introdotte anche con l’obiettivo del rispetto dell’ambiente, a partire dal 1° gennaio 2018 entrerà in vigore il bonus verde, una detrazione fiscale del 36% e per un massimo di 5.000 euro di spesa per chi effettua lavori di manutenzione del verde in spazi privati.

Ecobonus condomini e Sisma bonus anche nel 2018 e fino al 2021

Come già previsto dalla precedente normativa, resteranno anche nel 2018 e fino al 31 dicembre 2021 le detrazioni per lavori di riqualificazione energetica in parti comuni del condominio e il Sisma bonus.

L’Ecobonus condomini, per il quale sono arrivate recentemente istruzioni e novità – con la possibilità di cessione del credito dei condomini incapienti anche a banche e istituti di credito – potrà arrivare fino al 75%.

Il Sisma bonus, per lavori effettuati a partire dal 1° gennaio 2017 e fino al 31 dicembre 2021 sarà del 70%, ovvero dell’80% in caso di riduzione di due classi di rischio. La detrazione sale fino all’85% quando l’intervento è effettuato in

 

 

 

energia elettrica

Energia elettrica.Mercato impazzito fa fallire le aziende fornitrici.

ENERGIA ELETTRICA.

Clienti al buio a fine mese!!

Energia elettrica, ”allarme per i consumatori che dal 30 ottobre prossimo non avranno più energia presso le abitazioni o le aziende”.  Dissesto economico per diverse aziende fornitrici di energia costrette a chiudere entro la fine del mese di ottobre lasciando al buio i propri clienti. Intanto il prezzo sale in 12 mesi del 20%: ma non doveva esserci il libero mercato e la sana concorrenza?

Federcontribuenti è stata raggiunta da alcuni associati che si son visti recapitare in questi giorni lettere di – licenziamento – dal proprio fornitore di energia elettrica: – siamo spiacenti di comunicarle che la nostra società non sarà più in grado di garantire la fornitura di energia elettrica. La ragione dell’interruzione del servizio risiede nei noti avvenimenti straordinari che hanno determinato prima, un immediato e rilevante rialzo dei costi dei principali prodotti energetici e poi ingenerato una tendenza rialzista aggravatasi negli ultimi mesi che rende eccessivamente onerosa la prosecuzione dell’esecuzione dei contratti conclusi – .

Cosa è successo?

L’anno scorso i prezzi dell’energia erano ai minimi storici, alcuni fornitori pur di accaparrarsi clienti e grossi volumi hanno fatto offerte con margini nulli, se non addirittura in perdita. L’aumento del comparto energetico, che ha colpito non solo l’energia elettrica, ma tutti i settori (gas e petrolio) si è ripercosso sul mercato causando grossi problemi a chi aveva solamente pensato a prendere il cliente.

Chi decide quanto costa l’energia elettrica?

”I costi vengono decisi giornalmente tramite un’asta sul sito del GME di proprietà del Ministero dell’Economia”. Vediamo la struttura societaria dei padroni dell’energia elettrica.

Il Gestore dei Mercati Energetici S.p.A. (GME) è una società interamente partecipata dal Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.A. a sua volta interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il GSE S.p.A. è capogruppo anche delle società Acquirente Unico – AU S.p.A. e Ricerca sul sistema energetico – RSE S.p.A., entrambe controllate al 100%.

Praticamente tale struttura societaria con a capo il Ministero dell’Economia nasce a seguito del Decreto Bersani del 1999 sulla liberalizzazione del mercato energetico e ci si chiede, ”se il decreto è stato funzionale al business o se l’affare energetico ha reso necessario il decreto Bersani”.

Dopotutto i bilanci parlano chiaro: la sola capogruppo ha un patrimonio netto di circa 127,3 milioni di Euro, un fatturato di circa 7,9 miliardi di Euro ed un utile netto di circa 18,2 milioni di Euro.

I dati economici sono sconcertanti perchè se è vero che un’azienda deve avere degli utili è altrettanto vero che la speculazione sui prezzi al consumo da parte di un Ministero è inaccettabile, ”nella fattura dell’energia elettrica noi paghiamo oltre al consumo le imposte, le accise, il trasporto fino alla nostra abitazione e come abbiamo detto in apertura, in soli 12 mesi, il prezzo al consumo è salito del 20%”.

Quale soluzione?

”La soluzione è quella di rivolgersi a dei professionisti, broker esperti del mercato energetico. Il consumatore deve oltre che guardare al prezzo valutare la veridicità del contratto e la credibilità del fornitore: verifica dei costi dell’energia e pianificazione degli acquisti.

Che fine faranno i clienti orfani di fornitore?

– In mancanza della scelta da parte sua di un nuovo fornitore, saranno forniti dall’esercente il

servizio di salvaguardia territorialmente competente -.

Conclusione.

”Le società pubbliche che acquistano e producono e poi commercializzano l’energia elettrica agli italiani saranno oggetto di una interrogazione parlamentare che stiamo ultimando – spiega Marco Paccagnella presidente della Federcontribuenti – possibile non si possa avere mai un servizio chiaro, senza fregature o inganni gestito da un apparato dello Stato? Il mercato libero, la sana e leale concorrenza sono state solo parole perchè sulla carta le piccole aziende che hanno tentato di farsi largo tra le big della fornitura energetica stanno fallendo e ai consumatori non resta che il solito interlocutore che potrà impostare il prezzo che vuole”.

 

tremonti ambientale

Bonus fiscale retroattivo – Recupera il tuo investimento

BONUS FISCALE RETROATTIVO – “TREMONTI AMBIENTALE”

a. TREMONTI AMBIENTALE (AI SENSI DELLA LEGGE 388/2000): Consulenza per il bonus fiscale retroattivo a favore delle PMI in contabilità ordinaria, soggette all’IRES o IRPEF, che hanno sostenuto investimenti a valenza ambientale nel periodo 2010-2012 (Fotovoltaico – Biomasse – Biogas – Cogenerazione – Geotermia – Minieolico – Minidroelettrico – Eolico – Idroelettrico)

tremonti ambientale

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DELL’AGEVOLAZIONE

INVESTIMENTO SOSTENUTO                                    1 MILIONE
COMPONENTE AMBIENTALE CALCOLATA         545.545
VALORE DETASSATO IN UNICO                               545.545
RISPARMI D’IMPOSTA IRES                                      150.000
RISPARMI D’IMPOSTA %                                             15 %

N.B.: Si tratta di un esempio di calcolo esemplificativo ed indicativo relativo ad un soggetto passivo ires (società di capitali). Il singolo caso concreto può portare ad una agevolazione percentuale rispetto all’investimento sostenuto superiore o inferiore rispetto all’esempio qui considerato. Nel caso di investimenti in impianti fotovoltaici, il risparmio d’imposta non può eccedere la soglia del 20% del costo dell’investimento sostenuto ai fini della cumulabilità con la tariffa incentivante prevista rispettivamente dai conti energia II, III e IV.

REQUISITI

1. Riferimenti di legge
Ai sensi della L. 388/2000 e successive modifiche ed integrazioni gli investimenti ambientali, che comprendono gli impianti fotovoltaici, a biogas, a biomassa, di cogenerazione ed eolici, possono fruire delle agevolazioni fiscali previste dalla detassazione del reddito di impresa.

2. Entità dell’agevolazione
L’entità dell’agevolazione viene determinata con l’applicazione dell’approccio incrementale, così come previsto dalla normativa nazionale e comunitaria di riferimento e può variare a seconda delle peculiarità del singolo investimento. L’entità dell’agevolazione viene inoltre limitata, ad es. per investimenti in impianti fotovoltaici, dai rispettivi cont energia II – III e IV nella misura massima del 20% dell’investimento sostenuto.

3. Requisiti per l’accesso all’agevolazione
Sono agevolabili gli investimenti realizzati negli anni 2009-2012, da PMI in regime di contabilità ordinaria che determinano ordinariamente le imposte ires o irpef. Si intendono agevolabili tutti gli investimenti avviati prima del 26/06/2012 anche se conclusi successivamente.

4. Modalità di fruizione dell’agevolazione
L’agevolazione può essere ottenuta automaticamente attraverso la presentazione del modello di dichiarazione Unico ovvero attraverso apposita istanza di rimborso relativa alle imposte già versate.

5. Termine
Il termine, così come la modalità di ottenimento dell’agevolazione dipende dalla data di sostenimento dell’investimento.

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I requisiti per accedere alla detassazione:

La norma è rivolta alle PMI in regime di contabilità ordinaria.

La procedura prevede:

– La presentazione di una perizia tecnica sulla valenza ambientale dell’impianto da energie rinnovabili, predisposta dai nostri     professionisti.
– La modifica delle note integrative con eventuale riapprovazione del bilancio di esercizio, in collaborazione con il commercialista del cliente.
– L’invio di una comunicazione al MISE.
– La presentazione del modello unico integrativo.

LA RICHIESTA DEL BENEFICIO PREVISTO DALLA “TREMONTI AMBIENTE” TI CONSENTE DI RIDURRE LE IMPOSTE O DI RICHIEDERE LA RESTITUZIONE DI QUELLE GIÀ VERSATE, MEDIANTE APPOSITA ISTANZA DI RIMBORSO!
SE LA TUA SOCIETÀ RIENTRA TRA QUELLE AVENTI I REQUISITI, CONTATTACI SENZA IMPEGNO!

ELENCO DEI DOCUMENTI NECESSARI:

A) DOCUMENTI FISCALI:

1) Libro dei beni ammortizzabili
(stralcio inerente l’impianto fotovoltaico, se di proprietà)
2) Bilancio e nota integrativa, dell’anno di installazione dell’impianto fotovoltaico
3) Contratto di assicurazione, se stipulato
(Indicazione del premio annuo e/o copia del contratto)
4) Contratto di manutenzione, se stipulato
(Indicazione del canone annuo e/o copia del contratto)
5) Contratto diritto di superficie / locazione del lastrico solare o dell’area, se stipulato
(Indicare il canone annuo di locazione del lastrico/diritto di superficie e/o copia del contratto)
6) Copia del contratto di finanziamento / mutuo / leasing, se stipulato
7) In caso di finanziamento mediante leasing, definizione dei singoli S.A.L.
(fornire le rate di fatturazione da parte dell’installatore alla società di leasing)
8) Copia della visura camerale
9) Copia del documento di identità del Legale Rappresentante
10) Indicazione dei contributi c/interesse o c/capitale percepiti in relazione all’impianto
(fornire copia dei documenti)
11) Bollette del fornitore di energia elettrica, se regime di scambio sul posto/ritiro dedicato
(fornire copia della bolletta di novembre-dicembre 2013 e novembre-dicembre 2014)

B) DOCUMENTI TECNICI:

1) Scheda tecnica finale di impianto consegnata al GSE
2) Verbale di installazione contatori rilasciato dal Distributore il giorno dell’allaccio
3) Relazione tecnica generale di impianto, redatta dal progettista/installatore
4) Lettera/convenzione GSE con indicazione della tariffa incentivante
5) Dichiarazioni di consumo inviate all’Agenzia delle Dogane relative all’energia
elettrica prodotta dall’impianto / immessa in rete, dall’anno dell’allaccio al 2014
6) Copia completa del registro dell’Agenzia delle Dogane dell’anno 2014, se previsto

copertura assicurativa

Assicurazione obbligatoria nei droni: e se non ce l’hai?

La mancanza di assicurazione obbligatoria è diventata l’”arma di distruzione di massa” per colpire gli abusivi che lavorano con il drone senza essere in regola con la normativa Enac. Ormai sono diversi i casi di dronisti che si son visti arrivare multe da molte decine di migliaia di euro.

assicurazione obbligatoria

LA MANCANZA DI ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA NEI DRONI: INDICAZIONI.

Non poche volte è capitato di leggere articoli relativi a salate multe emesse nei confronti di operatori SAPR o semplici aeromodellisti, che sono stati sanzionati (giustamente o meno) dalle forze dell’ordine a causa della mancanza dei requisiti previsti dalla normativa vigente per poter volare . Tra le sanzioni di importo più elevato figurano quelle relative alla mancanza di copertura assicurativa.

Regolamento CE 785/2004.

Come noto, infatti, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento Enac “Mezzi aerei a pilotaggio remoto” non è consentito condurre operazioni con un SAPR se non è stata stipulata e in corso di validità un’assicurazione concernente la responsabilità verso terzi, adeguata allo scopo e non inferiore ai massimali stabiliti dal Regolamento CE 785/2004. Il Regolamento, invece, non prevede alcun tipo di obbligo per la mancata assicurazione degli aeromodelli, ossia, per quei droni utilizzati esclusivamente per finalità ricreative e sportive.

Regolamento CE n. 785/2004

A chiudere il cerchio della normativa vigente in tema di assicurazione, ha provveduto il Decreto Legislativo del 6 novembre 2007, n. 197, dal titolo “Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento CE n. 785/2004 relativo ai requisiti assicurativi applicabili ai vettori aerei e agli esercenti di aeromobili“, che ha introdotto multe elevate per il mancato rispetto delle disposizioni in tema di assicurazioni per aeromobili.

Codice della navigazione.

Fuori dai casi di omessa assicurazione obbligatoria, a chi non rispetta i requisiti assicurativi minimi è applicata una sanzione pecuniaria da 30.000 a 60.000 euro, mentre nel caso di contravvenzione di omessa assicurazione obbligatoria il Codice della navigazione (art. 1234 del Codice) prevede la sanzione pecuniaria da 50.000 a 100.000 euro.

Approfondendo..

Fin qui il quadro appare abbastanza chiaro. Le cose si complicano tuttavia, se si va a leggere il Regolamento CE 785/2004. Fino al 2015, all’art. 2, comma 1, lett. b) della versione italiana del Regolamento 785/2004 era previsto che non era richiesta l’assicurazione obbligatoria per tutti gli “aeromobili” con un peso al decollo inferiore ai 20kg. Estendendo tale disciplina ai droni, significava, in buona sostanza, che tutti gli aeromobili a pilotaggio remoto inferiori ai 20kg restavano fuori dal Regolamento CE 785/2004 e non erano, conseguentemente, sanzionabili ai sensi del D.lgs. 197/2007.

Modifiche..

Nel 2015, il Regolamento ha subito una rettifica e sono cambiate le cose. Ed infatti, la parola “aeromobili” è stata sostituita dalla parola “aeromodelli”. In buona sostanza, tale incongruenza è stata eliminata permettendo un’esenzione dall’obbligo assicurativo solo agli aeromodelli di peso massimo al decollo inferiore ai 20kg. Anche a livello assicurativo, pertanto, la separazione aeromobili(droni)/aeromodelli diventa enormemente problematica ed ha conseguenze estremamente importanti. A riguardo, è d’obbligo dire che alcuni dubbi sono quantomeno ammissibili.

Anzitutto, è alquanto strano che, nonostante la competenza degli stati membri dell’Unione Europea per i droni con peso massimo al decollo inferiore ai 150kg, l’obbligo di assicurazione è invece determinato e discplinato da un Regolamento Europeo.

Altra problematica non affrontata è quella relativa agli aeromodelli. Il Regolamento CE 785/2004 ed il Regolamento ENAC, non combaciano perfettamente l’uno con l’altro. Se infatti il primo stabilisce che l’assicurazione è obbligatoria anche per gli aeromodelli superiori ai 20kg, il Regolamento ENAC stabilisce che non è obbligatoria l’assicurazione per tutti gli aeromodelli, e che anzi, ad essi non si applicano le regole del Codice della navigazione (ivi inclusa, ad esempio quella dell’art. 1234 del Codice della navigazione che  stabilisce le sanzioni per la mancata assicurazione).

Terza ed ultima osservazione. È evidente che il Regolamento CE 785/2004 e il D.lgs 197/2007 sono stati scritti e pensati per gli aeromobili tradizionali. L’avvento dei droni ha creato innumerevoli quesiti e problematiche normative, cui si è data risposta estendendo la normativa relativa agli aeromobili tradizionali, senza alcun discernimento. La normativa in tema di assicurazione ne è un classico esempio: ad oggi, ci troveremmo nella situazione incredibile, paradossale e palesemente ingiusta, che ad un drone da 800g venga comminata una sanzione di Euro 100.000,00 per mancata assicurazione.

detrazione fiscale

Detrazione fiscale impianti fotovoltaici: incentivi per le aziende.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito la natura degli impianti fotovoltaici come “beni mobili”. Per essi puo’ scattare una detrazione fiscale fino al 40%.

Ridurre l’inquinamento, incrementare il risparmio e orientarsi verso una sostenibilità ambientale. Sono tanti i motivi per cui un’azienda decide di utilizzare energie rinnovabili e introdurre una nuova filosofia imprenditoriale.

Le buone notizie sono arrivate quando l’Eurostat ha pubblicato dei dati che premiano il nostro Paese nella produzione di energia pulita. Ma bisogna fare di più. L’Agenzia delle Entrate ha stabilito alcune detrazioni fiscali per rinnovabili, introdotte per incentivare le imprese a orientarsi verso uno sviluppo sostenibile.

La circolare emessa dall’Agenzia delle Entrate rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo delle energie rinnovabili, perché incentiva le aziende a sposare sempre di più concetti ecosostenibili. Il documento definisce in maniera chiara la natura degli impianti rinnovabili. In particolar modo, gli impianti fotovoltaici vengono ricollocati tra i beni mobili.
Qual è la buona notizia?

Rientrando nella categoria di beni mobili, gli impianti fotovoltaici possono essere soggetti ad ammortamento. Questo cambio di rotta verso una maggiore promozione delle fonti rinnovabili, è avvenuto con la legge bilancio del 2017. La normativa ha introdotto nuovi incentivi che sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2017.

Gli impianti fotovoltaici sono considerati come materia unitaria e, poiché nella tabella ministeriale non è previsto alcuna percentuale di ammortamento specifico, ad essi si applicano gli stessi principi di detrazione fiscale che vengono utilizzati per beni appartenenti ad altri settori produttivi con caratteristiche simili. Seguendo questo filone, gli impianti fotovoltaici sono considerati equiparabili alle centrali termoelettriche e, quindi, viene applicato il 9% di detrazione fiscale.

Prima della pubblicazione della circolare da parte dell’Agenzia delle Entrate, gli impianti fotovoltaici erano considerati “beni immobili”. Rientravano nella voce “Fabbricati”, per cui era previsto una detrazione fiscale pari al 4%. Adesso sono stati collocati nella voce Impianti e Macchinari per cui la percentuale di ammortamento equivale al 9%.

Grazie alla legge di stabilità del 2016, le aziende possono accedere a un super-ammortamento che consente di dedurre i costi sostenuti per la realizzazione dell’impianto, aumentati del 40%.In sostanza, l’azienda ha un risparmio quasi della metà per la realizzazione dell’impianto e a questo si aggiunge il risparmio evidente che si registra nella bolletta della stessa società.

Se anche tu hai una società e vuoi modificare la tua politica imprenditoriale verso una maggiore attenzione per l’ambiente, consulta il nostro Tecnico Lullo Marco  e verifica le detrazioni che potresti avere nel caso in cui tu decida di installare un impianto fotovoltaico.

Contattaci per maggiori informazioni, per un pacchetto completo che va dalla progettazione alla realizzazione, attivazione, verifiche annuali obbligatorie, burocrazia e manutenzione dell’impianto.

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Approfondisci la circolare N.4/E del 30/03/2017 dell’Agenzia delle Entrate.

protezione_interfaccia-progest

PROTEZIONE INTERFACCIA: OBBLIGO VERIFICA.

MANCA LA VERIFICA? RISCHI LA SOSPENSIONE INCENTIVO.

Nel caso di un controllo del GSE (Gestiore del Servizio Elettrico) ove MANCA LA VERIFICA DELLA PROTEZIONE INTERFACCIA EL’ANNOTAZIONE SU REGISTRO  quest’ultimo provvederà alla sospensione degli incentivi se non si eseguono le dovute verifiche periodiche.

Riassumendo la verifica protezione interfaccia va così gestita:

  1. Per gli impianti al di sopra degli 11,08 kWp  che abbiano interfaccia fra rete e impianto esterna all’inverter è obbligatorio un controllo quinquennale sulla protezione di interfaccia. La verifica va effettuata da parte di un  tecnico specializzato con cassetta prova relè. Lo stesso provvederà alla relativa comunicazione al distributore di rete.

N.B. obbligo di tenere un registro su cui annotare ogni anno la verifica di funzionamento e visiva delle tarature .

  1. Per i proprietari di impianti <11,08 kWp, o che abbiano l’interfaccia integrata nell’inverter, è obbligatoria, almeno una volta all’anno, la manutenzione e il controllo dell’interruzione della fornitura alla rete  da parte dell’inverter in caso di malfunzionamento, usando la funzione autotest,  senza comunicazione al distributore di rete.

 N.B. obbligo di tenere un registro su cui annotare ogni anno la verifica di funzionamento e visiva delle tarature .

 

cassetta prova protezione interfaccia

Cassetta prova protezione interfaccia

 

 SE NON HAI ANCORA PROVVEDUTO ALLA VERIFICA PERIODICA SULLA PROTEZIONE DI INTERFACCIA, METTITI IN REGOLA E RICHIEDICI UN PREVENTIVO!

GRANDINATE

CONTROLLA LO STATO DEL TUO TETTO CON IL DRONE

A seguito delle grandinate che si sono presentate negli ultimi mesi consigliamo un controllo dello stato del Vostro tetto.

Noi di Pro.Gest Vi proponiamo l’utilizzo del drone per risparmiare tempo e fatica! Non servono impalcature e operatori che salgano a controllare, il nostro drone “Urano69” è veloce e l’operazione ha un prezzo vantaggioso!

Affrettati! Contattaci al 388 6938655 o scrivi a info@progest-imola.it

TERMOCAMERA

CONTROLLA LO STATO DEI TUOI PANNELLI FOTOVOLTAICI CON IL DRONE

Pro.Gest insiste da sempre sull’importanza del controllo dei pannelli fotovoltaici in quanto le problematiche dovute al mal funzionamento di questi può causare numerosi danni.

Per tale ragione rimandiamo all’articolo http://www.progest-imola.it/manutenzione-impianto-fotovoltaico/.

Grazie all’utilizzo del drone “Urano69” dotato di TERMOCAMERA è possibile effettuare un controllo preciso di ogni cella e prevenire così i possibili danni!

Questa operazione oggi ha un costo vantaggioso, comunicaci la potenza del Tuo impianto e richiedici un preventivo per scoprire l’offerta su misura per te!

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DRONI: Nel 2018 cambia tutto. Arrivano le regole europee

Per i droni ci aspettano novità con il nuovo regolamento europeo destinato a diventare legge per tutti i paesi EASA (Italia compresa) nella seconda metà del 2018

1. Scompare la distinzione tra aeromodelli e droni

Finora, con il regolamento ENAC, gli aeromodelli erano i droni usati per divertimento mentre  SAPR erano i droni usati per qualunque altra cosa che non sia divertimento o sport. Una distinzione artificiosa e illogica, che andrà a morire: iI regolamento EASA annulla questa distinzione, dal 2018 aeromodelli e  droni saranno la stessa cosa, e precisamente UA, Unmanned Aircraft. Sia pure con la possibilità di deroghe per il volo ricreativo, che EASA ritiene possibili grazie al senso di responsabilità dimostrato dagli aeromodellisti nella loro lunga storia, e soprattutto dalla loro riconosciuta capacità di formare in modo autonomo ed efficace i piloti.
Ciò non significa che gli aeromodellisti debbano seguire corsi e prendere attestati, in quanto – e qui sta la vera grande novità dell’euroregolamento – la formazione del pilota dipende da una combinazione tra lo scenario operativo e le caratteristiche del drone (o dell’aeromodello, che come detto sarà un aeromobile a pilotaggio remoto come tutti gli altri).

2. Corsi, titoli e certificazioni dipendono dallo scenario

Mentre finora eravamo di fronte sostanzialmente a tre scenari operativi: volo da diporto e sportivo, operazioni specializzate non critiche e operazioni specializzate critiche, con l’obbligo di aver ottenuto una licenza in una scuola di volo per le ultime due categorie, con l’Europa il quadro si articola sempre in tre categorie, ma questa volta che dipendono dalla distanza tra drone e persone: regole e droni diversi per volare vicino alle persone, lontano dalle persone e sopra le persone. A seconda dello scenario, per poter pilotare il drone può bastare aver semplicemente letto il foglio delle istruzioni del produttore (o nemmeno quello se è autocostruito) oppure può essere necessario aver seguito un corso online con esamino finale oppure aver fatto un corso teorico in un Centro d’Addestramento.

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Nel caso in cui questi parametri non possano essere rispettati, è necessaria una autorizzazione, come succede oggi con le nostre operazioni specializzate critiche.

La cancellazione dello steccato tra aeromodellisti e piloti di SAPR rende molto meno centrale il ruolo della formazione. In moltissimi casi, nello scenario OPEN (droni fino a 25 chili, che sono quelli che interessano a noi) la scuola di volo non è più obbligatoria per lavorare, visto che non esiste più la distinzione tra volo ricreativo e professionale. Per moltissime operazioni (vedilo schema in alto) basta aver superato un questionario online, a volte nemmeno quello: se l’operazione avviene lontano dalle persone a terra basta solo aver letto il foglietto di istruzioni del drone. Solo per volare vicino alle persone con un drone tra 250 e  i 900 grammi serve un patentino teorico (COC). La formazione vera e propria, quella dei centri di addestramento, dunque serve solo per quelle che oggi chiamiamo Operazioni Specializzate Critiche,  quindi quando non si possono rispettare gli scenari dello schema in alto: quindi per esempio riprendere persone a 20 metri di distanza con un drone da due chili. Come nel regolamento ENAC, anche con quello EASA queste operazioni richiedono analisi del rischio e autorizzazione. Ma la grande novità è che l’autorizzazione non la rilascia ENAC e nemmeno EASA, ma è lo stesso pilota, se è titolare di una licenza LUC, che sta per light UAS operator certificate.
Il LUC è dunque opzionale, ma dà veri superpoteri al suo possessore. Il più importante è quello di potersi approvare da sé le operazioni critiche, senza perder tempo e soldi con PEC e tariffe ENAC. Uno sforzo economico, certamente, ma alla lunga si ripaga se si intende usare professionalmente il drone.

 

3. Registrazione obbligatoria di piloti e droni e transponder

Con le nuove regole europee, arriva l’attesa registrazione obbligatoria. Che può riguardare solo il pilota, nel caso usi droni fino a 900 grammi di massa o con un’energia di impatto inferiore a 80 joule, oppure pilota e drone, addirittura con un transponder obbligatorio se si vola in zone che lo richiedono. In questo caso, il transponder deve inviare a terra i dati di registrazione del drone, del suo pilota, la classe a cui appartiene il drone, la quota e le coordinate di volo oltre allo status del geofencing. Sono esentati solo i piccoli droni fino a 250 grammi di massa, purché non abbiano a bordo camere oltre i 5 megapixel per ragioni legate alla protezione della privacy.

4. Arriva il marchio CE. Anzi, ne arrivano ben cinque!

Altra grossa novità dell’euroregolamento è la marchiatura CE per i droni. Che sono suddivisi in cinque classi, da C0 a C4.
C0 è la classe più piccola, fino a 250 grammi di peso, che deve rispettare la normativa europea sui giocattoli o comunque non superare i 24 volt (un pacco da 6 lipo in serie), avere eliche protette e non volare oltre i 50 metri.
C1 è la classe dei droni fino a 900 grammi di peso (per capirci il DJI Mavic ci può star dentro, pesando 750 grammi, mentre il Phantom 4 è tagliato fuori). Il volo deve essere limitato all’altezza di 120 metri (oggi in Italia il limite è 150 per i SAPR e 70 per gli aeromodelli) e la velocità massima non può superare i 18 metri al secondo: un bell’andare, siamo a 65 km/h, ma questo taglia fuori i droni racer. Dovrà avere il transponder integrato nel caso in cui abbia una camera superiore a 5 megapixel o un link di ritorno video. Non deve fare troppo baccano, il massimo è 80 decibel, che è un discreto fracasso, per capirci quello che fa un camion pesante a 1 metro dalle nostre orecchie. Un colpo di pistola sempre a un metro son 140 decibel, tanto per avere un idea. Il voltaggio massimo è 24 volt (un pacco da sei lipo in serie).
C2 è la classe dei droni fino a 4 kg. La tensione massima è sempre 24 volt. Anche per loro la quota deve essere limitata a 120 metri e contrariamente ai C1 devono avere un sistema di geofencing per impedire il volo nelle aree proibite e il terminatore di volo.
C3 sono i droni fino a 25 kg; le caratteristiche sono le stesse del C2, salvo il voltaggio che sale a 48 volt (12 lipo in serie)
C4 infine sono i droni che di fatto non rispettano i precedenti requisiti. Devono comunque pesare meno di 25 kg e per loro in sostanza è richiesto solo che possano volare in modo sicuro e affidabile. Tutti i droni, per tutte le categorie, devono avere istruzioni operative chiare e un un foglio con le regole di sicurezza, privacy, protezione dei dati personali e assicurative. Inoltre è necessario che i droni a marchio CE informino il pilota sullo stato della batteria di bordo.

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